PALLINI E PREDA: AD OGNUNA IL SUO

 

 

A volte il cacciatore acquista il fucile che più gli aggrada, ma può non chiedersi se sia adatto al genere di caccia che intende praticare o se sia compatibile con le cartucce che utilizzerà per il tipo di selvaggina, per le condizioni climatiche e ambientali dove il tiro verrà effettuato.

Caratteristiche di composizione e rendimento della cartuccia, struttura dimensionale della canna, resistenza e peso dell'arma, creano infatti un equilibrio e un rapporto di reciproca influenza, dal quale dipendono sia la sicurezza del tiratore che l'efficacia del tiro. Per questo motivo la scelta delle munizioni specifiche per un determinato impiego dovrebbe sempre precedere, non seguire, la scelta dell'arma.

Quando parliamo di una cartuccia specifica per un determinato tipo di caccia, non entra in gioco soltanto la relazione tra cartuccia e arma, bensì ed in maggiore misura quella tra selvatico e cartuccia. Quanto più grosso e resistente è il selvatico, quanto più forte è la distanza di tiro, tanto maggiore deve risultare la potenza lesiva dei pallini e della cartuccia, perciò anche tanto più grosso il calibro e pesante l'arma.

Tutto questo perchè si verifica la necessità di aumentare il numero dei pallini lanciati, passando pure in determinati casi limite ad armi di calibro superiore se necessario. Non appare producente caricare alte dosi di pallini piccoli, come non ha senso lanciarli ad altissime velocità, in quanto la loro scarsa massa li rende soggetti a forte e veloce decelerazione.

Allo stesso modo serve a ben poco imprimere una notevole velocità iniziale ai pallini grossi, che grazie alla loro pesante massa, pure se spinti a bassa velocità, conservano sufficiente velocità ed energia anche alle distanze alle quali la loro rosata non ha più l'indispensabile densità.

La capacità di offesa di un pallino sferico di piombo è legata a tre principali fattori: velocità di impatto sul bersaglio, peso e diametro. Più veloce e pesante è il pallino, tanto maggiore risulta la sua capacità di penetrare in profondità nel corpo del selvatico, ferendolo mortalmente.

Anche la misura del diametro del pallino modifica la rapidità di cessione dell'energia sul bersaglio, le dimensioni del canale della ferita, l'entità del fenomeno emorragico interno ed esterno.

La velocità iniziale del piombo può variare entro i limiti abbastanza ristretti, per evitare alte pressioni in canna e forti deformazioni nei pallini stessi. La velocità residua viene uniformata da una legge fisica, cioè che i pallini dello stesso diametro e peso, anche se lanciati a V/0 molto diversa, oltre 40+45 m di distanza di tiro risultano in possesso di una medesima velocità residua.

Occorre stabilire un compromesso tra energia e dimensione dei pallini rispetto alla densità delle rosate.

Cio' significa, in sintesi, che conviene utilizzare la numerazione di pallini che riesce a garantire, ad una determinata distanza di tiro, sia una sufficiente forza di penetrazione nel corpo dell'animale, sia quella media delle cinque ferite che rende pressochè sicuro l'abbattimento.


Alessio Ceccarelli